LAVORATORI?
Chiedo scusa e lo faccio in anticipo. Non scriverò del tema del mese come si conviene ad un editoriale. Del resto questo lo è solo in parte. “Quasi” un editoriale, appunto. Preferisco parlare del nostro lavoro, del lavoro di giornalisti. Scelgo questa strada perché una riflessione, oggi più che mai, mi appare urgente. Le elezioni si avvicinano e si alternano con ritmi più frenetici delle consuete scadenze, e di pari passo si sussegue l’agonia di stampa, televisioni e giornali affranti dalla campagna elettorale perenne. Anche quella una sorta di lavoro, però per grafici e sloganisti, oltre che per gli uffici marketing. Nel mezzo ci siamo noi operatori dell’informazione, o meglio, ci dovremmo essere, perché l’impressione è che preferiamo mandare dei Golem senza coscienza. Delle marionette senza palle, attente solo a non violare la par condicio o a non calpestare i piedi di nessuno, almeno tra quelli che ci pagano per lavorare. Le eccezioni, come sempre ci sono e sono utili per confermare la regola. Ma che tipo di lavoro stiamo svolgendo? Quale informazione, quale formazione interiore stiamo proponendo ai lettori? Il nostro dovrebbe essere un lavoro fatto di coscienza e libertà. Con la possibilità di sbagliare, certo, di avere le proprie idee e persino qualche pregiudizio. Ma quale lavoro è quello che sull’inganno, sul vendersi al migliore offerente fonda oggi le proprie basi? Direte che si tratta di uno specchio dei tempi, ma sinceramente non saprei dove individuare il confine tra causa ed effetti di un panorama giornalistico e sociale davvero triste. Ancor più triste se si considera la mole di talenti in campo. La quantità di persone capaci di usare il cervello e la penna. Tutto inutile. Accanto alla censura del già scritto e tagliato, assistiamo ormai alla censura del silenzio.
Ed il ciclone Grillo si prepara intanto al suo vaffanculo alla Casta dei giornali. Si chiede, tra l’altro, l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, ma io preferirei che almeno questi si limitassero a funzionare a tutela dei professionisti seri. Che riuscissero a difendere le persone e le idee, che risultassero capaci di fare rispettare il lavoro e la professionalità dei tanti giornalisti in campo. Chiedo troppo? Non sarebbe meglio, chiedo al guru comico del terzo millennio, limitarsi a chiedere l’abolizione dei finanziamenti pubblici alle testate, molte delle quali pretestuose, e porre l’accento sull’importanza degli Ordini professionali? Non è troppo facile, come sempre, sparare sul mucchio? L’ordine dei giornalisti ha una sua valenza e non impedisce affatto che a scrivere a mezzo stampa siano anche dei non professionisti. Anzi, nel caso dell’Ordine regionale siciliano, parlo per esperienza diretta, è solo scrivendo sui giornali che puoi, da non professionista, accedere all’iscrizione. Questo, insomma è un falso problema. Il reale dilemma è rispetto a quali spazi di libertà vi siano per lavorare come deontologia prevede. Come pensare di fondare un futuro con paghe ridicole e contratti che di indeterminato hanno solo la speranza. Ogni lavoro, e concludo, ha bisogno per essere svolto di mezzi, spazi e strumenti. L’impressione è che, nel mondo dell’informazione, l’economia e la politica se li siano presi tutti.