MESTIERE D'AMARE

di Carmen Attardi

 

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La pesca a Donnalucata: storia di un lungo addio

 

Raggiungere Donnalucata, in mezzo a macchia mediterranea ancora selvaggia, a campi di agrumi, ulivi e vite, e trovarsi dentro il centro urbano per scoprirla sospesa nel tempo, con il suo viale delimitato da un lato da case stilisticamente  attempate, di cui molte ristrutturate, altre in giusto abbandono che aggiungono il colore del vissuto al borgo antico; mentre dall’altra parte quella spiaggia dorata, da sempre luogo di commercio, dove oggi sorge un piccolo porticciolo, e in tutto questo scenario il ricordo di un mestiere che fece storia.
La pesca.
La vocazione marinara era emersa durante il Risorgimento, periodo in cui fu il porto privilegiato per i contatti con gli esuli politici che si trovavano a Malta.
Fotografandola si scorge in modo evidente, quella vocazione. Un braccio frangiflutti crea un approssimativo porticciolo dove gli ultimi sopravvissuti alla storia dell’attività peschereccia trascorrono le giornate di mare grosso a rimettere in sesto le loro barchette; e con essi, i pescatori in pensione che raccontano ancora dei tempi d’oro della loro attività e dei pescherecci che partivano e rientravano carichi di pesce azzurro. Loro sono spettatori di quei pochi giovani  amanti del difficile mestiere; li osservano mentre sono intenti a prendersi cura della propria barca, a sistemare reti, tra le loro parole lasciate liberamente andare per essere colte da chi ama ricostruire immagini che furono.
Soffermarsi ad ascoltarli è trarre notizie attuali e storiche, nonché ricette locali o regionali che in quel borgo trovano alcune varianti. Esempio i fratelli Rizzotto, ex pescatori che continuano ad usciere in mare per diletto, dopo averlo fatto per circa 50 anni per sostentamento, ricordano di quella volta che usciti in due rientrarono con 1106 chili di pescato. Parlano della pesca del pesce spada con i palangari, vasche con sughero intorno, con un lenza madre di nylon, dove a distanze uguali vengono legati dei braccioli ed alla estremità di ognuno di essi è fissato un amo che viene innescato con sardine, sgombri o calamari. Infine dispensano ricette come la pasta con le sarde, che non è come quella tipica della Sicilia occidentale, ma è rivisitata divenendo pasta al brodo con le sarde.


Giovani pescatori parlano di meno, ma sono lì in attesa che avversità naturali come l’insabbiamento e quelle burocratiche e amministrative diano un rilancio alla loro voglia di ricavare dalla passione anche un mestiere, senza troppi ostacoli aggiunti.
Ma di pescatori alla marina di Donnalucata ce n’è sono tanti che hanno voglia di ricordare, comunicare e che fanno parte della storia della pesca di quel borgo. Il signor Lino Buscema, membro della cooperativa Santa Lucia, fondata nel 1950, che raggruppa tutti i pescatori del luogo, è figlio di colui che nel 1947,  fece il primo peschereccio a motore; dopo qualche anno comparvero altri due o tre di grandi dimensioni. Il signor Lino descrive Donnalucata come un paese abitato negli anni cinquanta da soli pescatori; il mare in quella insenatura cullava molte barche di piccola pesca, tra paranze a vela e piccoli natanti a remi. Donnalucata era una marineria di 300 pescatori quando ancora non esisteva Portopalo di Capopassero, e per mettere a riparo i pescherecci si finiva a Marzamemi, passando proprio da Portopalo dove non si scorgevano ancora barche. Nei casi peggiori bisognava trovare un rifugio al porto di Siracusa o a Licata. E i pescatori della riconosciuta marineria erano molto ambiti, perché qui si sapevano fare i tutti  i mestieri del mare, compreso lo stesso artigianato atto alla costruzione degli attrezzi necessari per svolgere ogni tipo di pesca.
I pescatori erano degli artisti che costruivano manualmente tutta la loro attrezzatura, poiché le spigole, le lampughe, le triglie,  richiedono strumenti diversi, e loro con una sorta di ago e con l’esperienza acquisita in mare creavano, dando un piacevole spettacolo. Oggi molti si costruiscono la propria attrezzatura, ma si tratta solo di assemblare dei pezzi.
Anche se non sono più trecento gli uomini di mare a Donnalucata allo stato attuale, l’immagine di borgo marinaro con pescatori, pescivendoli, barche che appena armeggiate diventano banco di vendita del pesce fresco o meglio vivo, persiste. Se non c’è una barca appena rientrata il pesce fresco si trova nelle bancarelle, il colmo è che proviene da Portopalo. Ma almeno un lato del mestiere legato al cibo proveniente dal mare persiste. Infatti, in quelle bancarelle c’è famigliarità, ognuno ha dato il proprio nome e si va da Giovanni, da Massimo, chiedendo anche consigli per preparare un pasto gustoso ricco di sapori mediterranei, e lo si fa anche superando le difficoltà linguistiche con i turisti presenti in ogni stagione; facile trovare dei turisti ciclisti in pieno inverno. 
Lì la gente osserva, sceglie il pesce da preparare si intrattiene a vicenda nell’attesa del proprio turno; anche qualche turista-ciclista fa sosta e compra. Tra essi qualcuno, che è  a conoscenza della lustre storia marinara, sente l’amarezza per l’assenza del mestiere che fu un vanto ed  arricchiva quelle bancarelle di racconti quotidiani di mare.

 

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