I PIACERI DELLA VITA

un racconto di Enzo Vizzini

 

 

- Carla, ehi Carla. Ma mi stai a sentire?
- COME DICI?
- Levati quegli auricolari dalle orecchie, scimunita. Oppure hai imparato a leggere sulle labbra?
- Ah già. Non mi ero accorta di averli.
- Ma che testa! Cosa ti stai sparando nel cervello?
- Ho scaricato appena due ore fa l’ultimo MP3 di Tiziano Ferro, lo sentivo per farmi compagnia.
- Ma và, che neanche ti ricordavi di avere le orecchie tappate. Allora, che facciamo stasera? Al muretto dopo cena?
- Al solito. Almeno ci fosse Riccardo.
- Che, stai ancora a pensarci?
- È che non riesco a convincermi.
- Ti ha mollato. Chiuso. Stop. Fine. Ti faccio un disegnino?
- Ma dopo neanche un mese...
- Guarda che quello neanche ci pensa più a te. E non te lo dico per invidia. Con me ha fatto lo stesso e anzi, mi ha scaricato anche prima. È bastato che arrivasse una nuova e paff, ciao, ciao.
- Senti, non so se mi va di uscire stasera. Caso mai ti SMesso.
- Faccio uno squillo a Gina, se mi dice che ci sta, ti pianto e vado con lei al pub.
- Che palle che sei, non si può soffrire in pace. Anche mia madre mi rompe dalla mattina alla sera, specie ora che la scuola è finita non mi lascia respirare. Ripete che devo darmi da fare, che devo vestirmi meglio, truccarmi, essere più spigliata. Hai presente quella zoccola del Grande Fratello? Mi dice che lei, anche se è ignorante come una capra, almeno lì c’é arrivata, mentre io se continuo a pensare solo allo studio, resterò a casa a cambiare pannolini e a cucinare. Ma te lo immagini? E che ci stanno a fare le immigrate!
- Portati un po’ di soldi che stasera al pub passa Lillo.
- Sai che ti dico: mi sono stufata anche del fumo. Ma quanto credi che dovrei portarmi per qualche pasticca?
- Poi chiediamo. Lillo non dovrebbe avere difficoltà a procurarle.
- Bene. Chiederò qualche soldo in più a papà e poi dirò a mamma che voglio andare a comprare qualche maglietta nuova, così è contenta e non fa storie.
- Beata te che non hai problemi di rifornimento. Io devo sempre arrangiarmi qualcosa altrimenti, i 50 sacchi dei miei, altro che una settimana.
- Stai attenta sulla metro, che se ti beccano poi i tuoi non ti faranno uscire per almeno una settimana.
- Con le vecchiette non c’è gusto: una noia, e poi, le taccagne, hanno sempre pochi spiccioli nel borsellino. Ma quanto mi diverto quando becco il pollo giusto. Il sangue mi brucia dentro le vene mentre mi piazzo davanti con la camicetta rossa.
- Quella con lo strappo che ti fa sembrare con le tette di fuori?
- Sì quella. Che tordi, la borsa in una mano e il giornale nell’altra. Appena si accorgono che li guardo dritto nelle palle degli occhi, se cominciano a sudare è fatta. Potrei sfilargli anche le mutande, altro che portafoglio.
- Vabbé, mi hai convinto. A dopo.

- Hai provato il CD?
- Ma ti pare che me ne stavo davanti al computer per il tuo CD.
- Riccardo, non me lo rovinare. Ci ho messo quattro ore per scaricarlo da un sito indiano e se mio padre si accorge che ho usato il suo PC sono fottuto.
- Ma finiscila. Non se ne accorge: ha la Flat. Non paga mica di più.
- È per quello che uso il suo, ma se non sto attento e becco un virus, il mio lo sequestra per un altro mese.
- Ehi Ciccio, me ne sbatto. Quando ne avrò voglia lo guarderò e se non mi piace, lo butto nel cesso.
- Ma è l’ultima versione del calcio 3D.
- Gli scassamacchine mi devi procurare. Il calcio mi appalla. Capito? SCASSAMACCHINE così mi alleno.
- Allora hai deciso. Quando lo facciamo?
- Se aspetto che mio padre lasci le chiavi a portata di mano faccio prima a prendere la patente.
- Mica vorrai prendere quel catorcio che usa tua mamma!
- O centocinquanta cavalli o niente. Basta, stasera c’è Lillo al pub. Prima di finire dentro, qualche macchina l’ha grattata. Gli prometto che gli procuro qualche nuovo cliente, in cambio dovrà spiegarmi come si fa.
- Ma non è facile con questi nuovi sistemi antifurto.
- Ma non la fare difficile ogni volta.
- Dove andiamo a provare la “Ferrari”?
- Andiamo? Cosa ti sei messo in testa. Mica mi porto uno sfigato come te. Fatto il prelievo della “Ferrari” passo a prendere Alida e me la porto al mare.
- Quella non te la dà. Una che lavora in un supermercato non la dà via così facilmente. E poi non stavi con Carla?
- Mi sono rotto le palle di Carla: sempre le solite cazzate. Alida invece mi attizza un casino.
- Ma tanto ti stuferà come le altre. Anzi no, perché tanto non te la dà.
- Vedremo, cazzone.
- Guarda arrivano Carla e Nicoletta.

- Barbablu. Barbablu, aspettami, lo sai che con queste ossa piene di freddo non riesco a correrti dietro.
- Eccomi, Dolce Signora, pronto ad assecondare ogni tuo desiderio. Cosa può fare questo umile uomo per renderti la vita più piacevole?
- Oh Barbablu, sei sempre il solito smargiasso parolaio. Con te non si può mai fare un discorso che sia serio. Grazie di stare con me e starmi ad ascoltare. Senza di te potrei parlare solo ai gatti o ai bidoni di spazzatura.
- Impossibile Dolce Signora. Una donna adorabile come te non resterebbe a lungo da sola. Conosco almeno una decina di pretendenti che aspettano che tiri le cuoia per prendere il mio posto.
- Finiscila vecchio bacucco e vieni a darmi una mano. Non ce la faccio più a portare questi sacchetti.
- Oggi giornata ricca giù al mercato. Non possiamo lamentarci.
- Già per i prossimi giorni avremo frutta e qualche carota. Era da un bel po’ che non avevamo delle mele così belle.
- Mangiare gli avanzi dei ristoranti alla fine mi fa venire un certo bruciore alle budella. E ti rovina la pelle, sei piena di brufoli.
- Vecchio bacucco, come ti permetti di dire una simile cattiveria. Non ho un solo brufolo.
- Certo che no: non si riesce a vederli con lo strato di fuliggine che hai su quel bel visino.

- Ciao Riccardo, ciao Nico.
- Ciao ragazze.
- Allora pub stasera?
- Sì andiamo al pub, Riccardo vuole incontrare Lillo per una cosa che gli interessa.
- Anche tu cerchi Lillo? Per cosa lo cerchi? Riccardo?
- Che cazzo vuoi?
- Cos’hai? Hai il cervello in game over?
- Finiscila di fare la stronza. Guardavo quei due barboni.
- Cosa c’è di strano: sono i soliti due barboni che, come sempre si riparano nel sottopassaggio. Anzi. Questa sera hanno fatto più presto del solito. Li vediamo tutte le volte che passiamo la serata qui a romperci.
- Ma non ti fanno schifo? Sporchi, laceri. Con tutti quei sacchetti che non lasciano mai.
- Scommetto che ci tengono i soldi che rimediano ai semafori.
- Coglione, ai semafori ci stanno i Mastrolindo e non ci fanno mettere nessun altro, se no sono botte.
- Eppure qualcosa di valore devono pure averla, altrimenti perché se li portano sempre dietro.
- Andiamo a vedere cosa ci nascondono di così importante.
- Ma lasciali in pace, sono così carini.
- Dai Carla che ci divertiamo.
- Forza, Carla sono curiosa anch’io.
- Guardali come si aiutano. Sono così dolci.
- Hai capito perché l’ho mollata.

- Vieni Dolce Signora, ti ho preparato il giaciglio per riposare le tue gambe stanche.
- Oh Barbablu, sempre lì a fare di ogni cosa un castello. Ecco tienimi così mentre mi siedo. Piano, piano, ancora un poco. Così, grazie, sei galante come sempre.
- Dolce Signora, come posso non essere galante, davanti a tanta dolcezza?
- Ehi vecchio come ti butta?
- Barbablu, abbiamo visite.
- Buona sera ragazzi, oggi è stata una buona giornata, grazie. E a voi come “butta”?
- Senti vecchio, ci chiedevamo cosa nascondevate in quei sacchi.
- Caro ragazzo, non abbiamo niente da nascondere. Sono solo le nostre piccole cose.
- Dimmi la verità, te li tieni stretti perché ci nascondi i soldi.
- Ti sbagli, sono solo degli oggetti di poco conto, ma che ci possono tornare utili in un qualsiasi momento. Per quello li portiamo sempre con noi. Vedi: un maglione, una sciarpa, una coperta. Niente soldi, viviamo di ciò che ogni giorno ci regala.
- Barbablu, visto che oggi è stata una giornata fortunata, offri ai ragazzi un paio di quelle bellissime mele.
- Ma chi vuoi prendere in giro, vecchia arpia. Mi credi scemo? Forza Ciccio, vediamo cosa c’è dentro i sacchi. Altro che mele: le sputo in faccia a mia madre e dovrei prendere le vostre schifezze.
- Che fate? Ragazzacci, che fate?! Lasciateci stare, aiuto, AIUTO.
- Ehi Ric. Guarda che qui ci sono solo stracci.
- Molla tutto Ciccio, che qui arriva gente. E guarda cosa ne faccio delle tue mele, vecchio deficiente.
- Corri Carla, corri. Hai visto che facce spaventate.
- Sono stata proprio una stronza a pensare ancora a Riccardo.
- Corri.
- Avevano solo delle mele e lui le ha pestate. Come ho potuto continuare a pensare...
- Corri per ora che non è il momento di frignare.
- Se ci perdiamo, tutti al pub.

- Barbablu, come stai?
- Sto bene Bella Signora. Per fortuna sono andati via.
- Si stava mettendo male.
- Sono solo ragazzi, non avrebbero fatto niente. Stai tranquilla ormai è passato.
- Vieni qui, Barbablu. Stammi vicino.
- Eccomi Bella Signora. Ai tuoi comandi.
- Pensiamo a mangiare qualcosa, su. C’è rimasta solo una carota, del resto non si prende più niente, neanche col cucchiaino.
- Mangiala tu Bella Signora. Io non ho fame per oggi.
- Dai, è bella grossa. Un morso per ciascuno e poi a nanna.
- Grazie di esistere Bella Signora. Se tu non fossi qui con me...
- Sei il solito scioccone. Tira su quel cartone e abbracciami.
- Sei felice, Bella Signora?
- Una tua carezza, e anche per oggi sarò la donna più felice del mondo.