IL MESSAGGIO È NEL SILENZIO

di Alessia Cassani

 

Il reading di Juri Camisasca al rifugio Zallinger all'Alpe di Siusi, l'8 agosto 2006.

 

“Scrivere di musica è come danzare di architettura”, ammoniva il geniale Frank Zappa. E certo un simile paradosso è calzante anche per il tema che i reading di “Silenzi d’Alpe” si ripromettono di svolgere tra luglio e agosto 2006. Parlare di silenzio, per chi ha sperimentato davvero cosa esso sia, appare un controsenso, un’impresa destinata a fallire in partenza. Eppure la rassegna è giunta alla sua seconda edizione, e anzi quest’anno raddoppia la posta dell’azzardo aggiungendo un sottotitolo che aumenta esponenzialmente il tasso di improbabilità di successo: il Sacro. Ma ecco che laddove le capacità dialettiche dell’uomo non bastano, è la natura a venirci incontro:
“L’estate in montagna ci dona paesaggi sorprendenti, generosi d’infinito, aperti su scenari incantati, attraversati da altezze emozionanti. E l’Alpe ci invita a seguire invisibili percorsi del “silenzio” per dar voce all’anima dei luoghi, riscoprire il suono dello stupore e i colori dell’ignoto, ascoltare la poesia del tempo e il respiro delle forme, godere la leggerezza dei giorni e (T. Mann) «la pace estiva in dolce movimento». Nel silenzio, passo dell’infinito. Grazia della creazione incessante”.

Queste parole di Francesco Marchioro, ideatore e guida del progetto, gettano luce nuova sullo scopo e sullo spirito degli incontri, che anche quest’anno hanno avuto ospiti d’eccezione, come lo stesso Marchioro, saggista e esperto di psicoanalisi, il semiologo Ugo Volli, i filosofi Umberto Galimberti e Duccio Demetrio, il maestro zen Jiso Forzani, e – in chiusura di rassegna – il musicista e pittore eremita Juri Camisasca.

La montagna è dunque la vera protagonista di questi reading, con i suoi colori, i suoi silenzi, i sentieri, le cime innevate e le vallate verdi e dolci. Il paesaggio dolomitico in agosto è emozionante nella sua bellezza maestosa eppure delicata. Ecco dunque che l’idea di inserire i reading nel contesto dell’alta montagna appare più che mai felice.

Il programma di ogni incontro prevede la partenza dalla cabinovia di Siusi, una camminata di un’oretta insieme al relatore del giorno, il reading sui prati di malga, un pasto rustico alla malga e il ritorno a valle. Nel caso di Juri Camisasca, dopo la prima passeggiata è necessario prendere anche una seggiovia per raggiungere i pressi del Rifugio Zallinger.

Qui, dopo aver preso posto su un prato accanto ad una chiesetta, la guida Francesco Marchioro legge le parole che Juri Camisasca ha scritto per introdurre il tema che avrebbe trattato:
L’uomo è il tempio del Regno dei Cieli e nell’esistenza tutto è sacro. Mettersi sul sentiero del silenzio significa intraprendere un viaggio straordinario verso la comprensione di questa grande verità. In questo quadro la meditazione riveste un ruolo fondamentale, in quanto ha il potere di farci trionfare sugli stati mentali negativi apportando pace e purezza nel cuore. Rifacendomi a una frase di William Blake: “quando le porte della percezione sono pulite, l’uomo può vedere le cose come realmente sono: infinite”.


Juri Camisasca

Dopodiché la parola va allo stesso Camisasca, il quale la dà, a sua volta, al silenzio. Un silenzio vibrante che consente ai presenti di appropriarsi dei suoni della montagna e di entrarvi con la dovuta delicatezza. Dopo questo prolungato momento silenzioso, il discorso di Juri Camisasca affronta il tema della meditazione come strumento per arrivare al silenzio interiore, alla spoliazione del proprio io e dei suoi fardelli che ci impediscono di trovare la pace interiore. Il mistero della vita, della trascendenza, non sono però raggiungibili attraverso un’unica strada. Incalzato dalle domande dei presenti, che in generale non sembrano estranei ai temi dello spirito, il relatore – che è anche pittore di icone -parla, ad esempio, dell’arte, citando una delle grandi menti del Novecento, Pavel Florenskj, e la sua definizione di due tipi di arte, quella della “salita” e quella della “discesa”. La prima si ha quando l’artista con la sua forza e i suoi sforzi cerca di rappresentare qualcosa. La seconda invece avviene quando l’artista si svuota di sé e diventa un veicolo di un’energia superiore che attraverso di lui opera. Abbandona il proprio io, unico modo per infondere nell’arte il senso dell’eterno. Non è un caso che i grandi iconografi russi non firmassero le proprie opere, oppure scrivessero “fatto tramite la mano di...”. Il dibattito e lo scambio di opinioni e esperienze su questo tema si fa acceso, a dimostrazione di come l’uomo sia sempre in ricerca di una profondità che sovrasti le piccolezze della vita quotidiana. Non si tratta però di inseguire la propria evoluzione spirituale isolandosi sdegnosamente dal mondo e disprezzandolo. La persona di vita interiore, anzi, ha chiara la consapevolezza che deve essere “per gli altri”, assicura Camisasca: “Come dice Evagrio Pontico, l’eremita è colui che vive separato da tutti ma unito con tutti. Nella nostra società, invece, si vive insieme apparentemente, ma poi ognuno cerca il proprio interesse. C’è molto più altruismo in una persona di vita interiore che magari vive in modo un po’ isolato, che non in una vita di società in cui l’ego è molto forte”.

La biografia di Camisasca e il resoconto della sua attività passata sono presenti nell’opuscolo esplicativo della rassegna, ma a qualcuno viene la curiosità di sapere di più sul futuro di questo artista tanto originale. Dove sta andando Camisasca? “Da nessuna parte, è qui. Vivo istante per istante, non mi preoccupo del domani. Al passato non penso, non mi interessa più come fatto emotivo; al futuro neppure penso perché non so se ci sarò. So che adesso sono qui con voi, nient’altro”.

Un riferimento alla verticalità del tempo e al presente eterno così caro ai mistici di ogni epoca e ogni tradizione. E in effetti in questa chiacchierata ricca di stimoli i maestri citati da parte del relatore e del pubblico sono stati tanti, da Husserl a Osho, da Aurobindo e Mère a S. Francesco d’Assisi, da S. Giovanni della Croce a Jung. Perché il Sacro non è qualcosa di relegato alla religione e ai suoi luoghi, bensì l’essenza stessa dell’uomo, e dunque si manifesta in chiunque sappia andare nel profondo del mistero della vita.

Impresa ardua, dunque, quella di parlare del silenzio. Eppure lo sforzo di farlo è tutt’altro che inutile. Anzi – a giudicare dall’interesse dei convenuti – forse è proprio di questi temi così alti da sfidare il possibile che l’uomo ha bisogno.

Per saperne di più:
www.silenzidalpe.it
www.juricamisasca.it