IL CINEMA IN CLASSE

di Gina Massari

 


Breve viaggio tra le pellicole italiane che raccontano la scuola.

Gli anni trascorsi dietro i banchi di scuola devono possedere delle caratteristiche speciali che li rendono indimenticabili, unici, amati, perfino detestati, ma sempre indelebili nei ricordi di tutti gli alunni in congedo. Il cinema, come è ovvio, non ha potuto di certo esimersi dal raccontare le caratteristiche, le difficoltà e gli umori che attraversano gli animi di studenti, professori, famiglie durante quegli anni fatidici che traghettano intere generazioni dalla spensieratezza infantile alla definitiva maturità. In particolare, poi, i registi italiani hanno saputo cogliere diversi aspetti e sfumature di un momento della vita che sembra appartenere ad un altro universo. I ritmi sono più lenti, le visioni assolute, gli scontri violenti, le ideologie affascinanti e le scelte quasi sempre radicali. Elementari, medie e superiori sono passate al setaccio dalla macchina da presa, con sentimentalismo o rigore, rimpianto o derisione. La produzione, soffermandoci solo a quella italiana, è vasta ed eterogenea e comprende capolavori d’annata come Mio figlio professore e Il maestro di Vigevano, entrambi amari ed impegnati, indimenticabili telefilm come I ragazzi della terza C e commedie trash come L’insegnante balla con tutta la classe, La liceale e La ripetente fa l’occhietto al preside. Negli anni Ottanta la scuola viene fotografata da due grandi registi in modo molto diverso. Il primo, Nanni Moretti, con il film Bianca, interpretato da una giovanissima Laura Morante, sposta il punto di osservazione sugli insegnanti. Una scuola privata, la Marylin Monroe, fa da sfondo ad un sistema tanto innovativo quanto grottesco, basato su tendenze giovanilistiche come il juke box e i poster, piuttosto che su reali contenuti. Le riflessioni del professore Michele Apicella, protagonista della storia, sono diventate vere e proprie citazioni cult, anticipatrici di un disagio esistenziale e professionale che da lì a poco sarebbe esploso. Il secondo, Carlo Verdone, nel 1988 esamina con acume le rimpatriate tra Compagni di scuola. Il film racconta quegli incontri con cadenza prima annuale e poi via via più sporadici, in cui i vecchi compagni di liceo si rincontrano per rievocare episodi leggendari o fare bilanci delle proprie vite. Verdone, con la sua ironia pungente e drammatica, riassume e racconta al meglio la tragicità che avvolge spesso queste riunioni. Da acuto osservatore, infatti, ha saputo tracciare i profili, le ansie, le frustrazioni e le piccole conquiste di una classe riunitasi quindici anni dopo il diploma. Athina Cenci, premiata con il David nel 1989 come migliore attrice non protagonista, fa parte di un ottimo cast capace di rendere, in maniera quasi sempre credibile, quella malinconia che serpeggia quando un gruppo di persone lasciatesi nel fiore dell’età, pieno di speranze illimitate per il futuro, illusioni e progetti grandiosi si ritrova più invecchiato, imbolsito e con la lista di patetici fallimenti pronta per essere raccontata e confrontata con quella degli altri.


Silvio Orlando (foto di Giuliano Corti)

Il decennio successivo sarà ancora fonte d’ispirazione per diversi registi e sceneggiatori che analizzeranno il sistema scolastico, sempre più stanco e malconcio, accerchiandolo da altre angolazioni. È il 1995 quando esce nelle sale La scuola. Questo riuscito film, per la regia di Daniele Luchetti, interpretato da un eccezionale Silvio Orlando e da Anna Galiena racconta le vicissitudini di alunni, preside e docenti durante un intero anno scolastico. In un istituto cadente e dimenticato alla periferia di Roma, i professori sono senza più stimoli o motivazioni, appaiono piatti e preoccupati solo di sbarcare il lunario. Forse questo è uno dei punti salienti del film e di quell’età. Lo scontro tra la vitalità, l’esuberanza, l’irrequietezza adolescenziale e l’apatia, la stanchezza, i problemi di padri e madri di famiglia frustrati da un sistema scolastico poco gratificante. Il dialogo che dovrebbe stare alla base di qualunque insegnamento, quindi, non decolla. Per i ragazzi, infatti, le ore trascorse dentro un aula illuminata al neon sembrano sprecate, mentre fuori li aspetta la vita luminosa, variopinta e ancora tutta da scoprire. Dall’altra parte uomini e donne senza più la spinta dei vent’anni, con sempre più nozioni e meno umanità da trasmettere, che vedono in quelle orde di giovani che si susseguono, anno dopo anno, poco più della misura del tempo che passa. Ed è così che corre l’anno, tra orari delle lezioni, vacanze di Natale, gite scolastiche, interrogazioni, voti contrattati, invidie e ripicche. Una pellicola ben diretta ed interpretata che ha vinto il David di Donatello come miglior film. L’anno successivo è la volta di La classe non è acqua con Roberto Citran, Antonio Catania e Valerio Mastandrea per la regia di Cecilia Calvi. Al centro del film il mestiere di insegnare e i rapporti tra corpo insegnante e potere costituito, dalla presidenza fino al Ministero. Su piani diversi si muove invece Auguri professore del 1997 per la regia di Riccardo Milani interpretato ancora una volta dal bravissimo Silvio Orlando questa volta insieme a Claudia Pandolfi. Il protagonista è un docente comprensivo, preparato e appassionato nello svolgere il delicato compito, non solo di insegnare, ma anche di educare alla vita i suoi studenti, che infatti non lo dimenticheranno. Il bravo professore verrà sconvolto e disorientato quando una delle sue prime allieve diventerà insegnante, nello stesso istituto. Da collega gli farà rivivere non solo lo slancio e l’ingenuità delle prime lezioni ma anche le emozioni dell’infanzia, quando tra docente e discente non c’era a dividerli solo una cattedra, ma un intero mondo fatto spesso di incomprensioni, soprusi e discriminazioni. Una storia delicata che ruota anche attorno alla figura di un ragazzo sensibile e difficile con cui il professore, alle prime armi, aveva raggiunto un punto di contatto e di cui a distanza di tanti anni, preso dalla sua crisi di mezza età, non si ricorda nemmeno più. E a chi non è capitato che un professore rimanesse nel cuore per le sue doti di comunicatività, di esperienza e carisma, insomma per quel rapporto meraviglioso ed empatico istauratosi dentro la classe, ma che incontrandolo per strada, appena qualche anno dopo, non si ricordasse più del suo studente prediletto? Adolescenti che percorrono uno dei tratti più importanti del proprio cammino guidati da adulti che poi li confondono, li sovrappongono e, spesso, li dimenticano. Oppure esistono insegnanti che diventano veri e propri maestri di vita, unici interlocutori adulti credibili, figure fondamentali e di riferimento durante gli anni della crescita. È, ad esempio, ciò che accade in Ovosodo, una pellicola che vale la pena di visionare per la bravura di Nicoletta Braschi (premio David nel 1998 come migliore attrice non protagonista). La regia di Paolo Virzì riesce a rendere al meglio la sensazione di angoscia e di scoperta che accompagna gli anni del liceo, l’incertezza, la voglia di esserci, l’essere spregiudicati e la paura di essere diversi. E poi lo scontro, doloroso e inevitabile, con la realtà lavorativa, appena finiti gli anni spensierati dell’adolescenza. La sensazione, ben resa, dell’uovo sodo che si ferma nella gola e non va né su né giù.

E poi esistono professori che vengono odiati, disprezzati e temuti, il cui ricordo intriso di spietata crudeltà non abbandona nemmeno da cresciuti e viene ciclicamente rispolverato, molto dopo il periodo scolastico, in racconti che man mano assumono contorni leggendari. Di questa pasta è il professore interpretato da Giorgio Faletti in Notte prima degli esami, anno 2006, diretto da Fausto Brizzi, premiato con il David come miglior regista esordiente. In questo caso la scuola è sintetizzata tutta nei febbrili giorni precedenti gli esami di maturità, senza troppa nostalgia. Ci sono gli studenti, le cartucciere per i temi, le anticipazioni fasulle e c’è anche un professore rigido e odiato dai ragazzi. Giorgio Faletti, perfetto nel ruolo di spietato tiranno ed in grado di rendere al meglio l’odio smisurato che a volte solo un professore riesce a provocare. Sentimento che, molte volte però, si trasforma in stima e gratitudine per ciò che si è appreso. Un’altra pellicola capace di far rivivere quell’ansia, profonda, intensa e sempre uguale, che accompagna generazioni di studenti nell’ultimo atto delle scuole superiori.

Un’ultima curiosità: due film importanti sulle esperienze studentesche, qui citati, traggono spunto da canzoni di Antonello Venditti, il cantautore dei banchi di scuola, delle emozioni giovanili, dell’atmosfera studentesca. E mentre lo spazio giunge al termine, pensando ciascuno alla propria esperienza, con un sorriso sulle labbra o un pizzico di nostalgia non si può fare a meno di canticchiare “Le otto e mezza, tutti in piedi, il presidente, la croce e il professore…”

 

Film citati:
Mio figlio professore” di Renato Castellani con Aldo Fabrizi – anno 1948
Il maestro di Vigevano” di Elio Petri con Alberto Sordi e Claire Boom – anno 1963
La liceale” di Michele e Massimo Tarantini con Gloria Guida, Giuseppe Pambieri, Gianfranco D’Angelo e Alvaro Vitali – anno 1976
L’insegnante balla con tutta la classe” di Luciano Carnimeo con Lino Banfi e Nadia Cassini – anno 1979
La ripetente fa l’occhietto al preside” di Mariano Laurenti con Lino Banfi, Anna Maria Rizzoli e Alvaro Vitali – anno 1980
Bianca” di Nanni Moretti con Nanni Moretti e Laura Morante – anno 1983
Compagni di scuola” di Carlo Verdone con Carlo Verdone, Athina Cenci, Nancy Brilli, Massimo Ghini, Eleonora Giorgi, Alessandro Benvenuti – anno 1988
La scuola” di Daniele Luchetti con Silvio Orlando, Anna Galiena, Fabrizio Bentivoglio – anno 1995
La classe non è acqua” di Cecilia Calvi con Roberto Citran, Antonio Catania e Valerio Mastandrea – anno 1996
Auguri professore” di Riccardo Milani con Silvio Orlando e Claudia Pandolfi – anno 1997
Ovosodo” di Paolo Virzì con Edoardo Gabbriellini e Nicoletta Braschi – anno 1998
Notte prima degli esami” di Fausto Brizzi con Giorgio Faletti, Eleonora Brigliadori, Daniela Poggi – anno 2006