GLI ABBRACCI DI ANGELA

di Daniela Ferrara

 

 

Intervista ad Angela Salinitro, responsabile dell'Associazione Onlus "Abbracci senza frontiere" di Ragusa

Quando ho chiamato Angela al telefono per chiederle se potevo intervistarla come "donna speciale", mi ha risposto subito che lei non era speciale e che non si sentiva tale, lasciando intendere, con un certo imbarazzo, che la sua persona e la sua storia potessero non entrarci niente con il tema proposto dal giornale.


Eppure Angela Salinitro una donna speciale lo è davvero, perlomeno per la collettività ragusana che a lei deve tanto in termini di riscoperta di antichi valori cristiani come la solidarietà e l'altruismo.
La storia di Angela è bella e naturale come bello e naturale è il suo modo di raccontarla, con parole semplici e spontanee che riflettono nello sguardo vivo e sincero un entusiasmo contagioso, una gioia crescente derivante dalla consapevolezza di avere applicato alla lettera lo spirito del Vangelo da lei riassunto nella frase guida: "bussa e ti sarà aperto, chiedi e ti sarà dato".
Tutto ha inizio con un'adozione a distanza a cui segue un viaggio in Uganda nel 2004 e l'incontro con una donna eccezionale, Rose Busingye, premiata dalla Santa Sede nel 2003 come "Servitor pacis" e seconda solo a Madre Teresa di Calcutta per dedizione e cura dei derelitti. Da quell'incontro nascono nuove speranze e progetti perchè qualcosa cambia improvvisamente nella vita di Angela. Lo spettacolo poco dignitoso di miseria e povertà che si offre ai suoi occhi, schiude nuovi orizzonti, apre nuove prospettive di relazioni, finora vissute secondo dettami diversi, materialistici o superficiali, tipici del mondo moderno.
Rose, arrivata anni fa in Italia per studiare da infermiera è poi ritornata nel suo paese, in Uganda, per aiutare i sofferenti e i malati di Aids, piaga ancora oggi tra le più diffuse e principale causa di morte (superiore addirittura alla malaria) per il 5% della popolazione adulta. Angela e il figlio Demetrio incontrano Rose a Kampala, capitale dell'Uganda, dove oggi vive e dove agli inizi degli anni '90 ha fondato, insieme ad altri volontari italiani ed ugandesi, il Meeting Point, che si occupa dell'assistenza medica e umana ai malati, della fornitura di cibo e altri generi di prima necessità, di corsi di alfabetizzazione ed educazione alla prevenzione della malattia. Ma l'Aids non perdona e se da un lato si stabilizza negli anni il numero degli adulti deceduti, dall'altro aumenta quello delle madri sieropositive e dei bambini rimasti orfani. L'adozione a distanza si rivela un ottimo aiuto per garantire e sostenere l'istruzione e il mantenimento di questi orfani ma non è abbastanza per Rose. Per lei, che giornalmente assiste le madri malate e offre asilo in una modesta costruzione in affitto agli orfani abbandonati e strappati alle baraccopoli, occorre fare di più. Occorre una vera e propria casa di accoglienza, un luogo che riproduca, il più fedelmente possibile, un contesto familiare e condizioni di vita simili a quelle di qualsiasi altro bambino. Un luogo dove ogni persona scopra il proprio valore di essere umano e una propria dignità. Ma non solo. Occorre fare qualcosa di più per evitare che il numero dei bambini rimasti orfani aumenti. Magare cercare di prolungare la vita alle loro madri. Si potrebbero, cioè, adottare a distanza le madri sieropositive, sostenendo le spese per il trattamento farmacologico antiretrovirale e cercare, così, di mantenerle in vita il più a lungo possibile per consentire loro di accudire i figli con il proprio amore, meglio di quanto possa fare un collegio o una comunità.
Tutto ciò viene confidato ad Angela che al rientro in Italia, nel giro di soli due mesi, dà vita all'Associazione Onlus "Abbracci senza frontiere" (www.abbraccisenzafrontiere.com) allo scopo di promuovere e divulgare il progetto "adotta il malato" (facendo da tramite tra il cittadino sostenitore e il Meeting Point che mantiene rapporti diretti con i malati), e la costruzione della "Welcoming House" (casa di accoglienza) a Kampala per garantire a tutti bambini i servizi primari.
Oggi "Abbracci senza frontiere" è una bella realtà nella nostra città, che conta circa 63 assistiti e che vive della sensibilità e del sostegno del privato e delle istituzioni, grazie ai quali tanto si è fatto e tanto ancora si può fare.
Angela è una persona schiva, riservata, che non ama molto apparire - mi racconta che è stata invitata da prestigiose firme del panorama giornalistico e televisivo nazionale - e, in effetti, parlandole, non si può non restare affascinati dalla sua modestia, dalla sua umiltà e dalla sua grandezza d'animo. Mentre cerco di prendere appunti scruto nei suoi occhi un'impercettibile "ansia" che tuttavia si addice al suo modo di fare, così informale e piacevole e che è, in fondo, la comprensibile ansia di chi crede in qualcosa e vuole a tutti i costi condividerla con il mondo intero, ma in silenzio, dietro le quinte. Mentre mi mostra le foto di quella indescrivibile esperienza le chiedo:

Si può dire che la nostra città è effettivamente una città solidale?
Sì, ci sono tantissimi ragusani che seppure in silenzio hanno fatto tanto per la nostra Associazione, per non parlare poi delle Istituzioni, con la Provincia Regionale in testa che ha devoluto ben 10.000 euro.

Quanto conta l'apporto dei mass media nella promozione di queste iniziative e perché la gente dovrebbe scegliere di sostenere la tua Associazione in un panorama di "offerte" altrettanto meritevoli?
È quello che ci siamo sempre chiesti, dal primo momento: perché la gente dovrebbe decidere di dare a noi i propri soldi? Forse perché la nostra Associazione non ha intermediari, non presenta lungaggini o intoppi burocratici. È un po' a conduzione familiare, i soldi raccolti vengono direttamente versati ai nostri collaboratori di Kampala, attraverso bonifici bancari di cui è garante mia nuora che lavora in Banca. Dopo l'intervista rilasciata a "Donna Moderna" (e ti rispondo anche sull'importanza di certi mass media, soprattutto giornali settimanali) tantissima gente da tutta Italia mi ha contattato con questa motivazione: perché erano sicuri che i loro soldi andassero direttamente nelle mani giuste.

Cosa vorresti dire in conclusione?
Sono felice dell'attenzione rivolta a questa Associazione e mi auguro che con il sostegno di tanti possa continuare a crescere; noi stiamo lavorando con progetti ed eventi che mirano alla sua diffusione e a risvegliare la sensibilità della gente verso questi problemi purtroppo sempre attuali, ma una cosa su tutte mi sento di consigliare: andate sul posto, constatate di persona il nostro lavoro. Vivrete esperienze uniche ed indimenticabili.

Perché, per usare le parole di Rose, "L'uomo è fatto per qualcosa di più grande dei suoi limiti".