SUB LEGE LIBERTAS
Torino, 25.01.1988 h. 16,30

Venerabile Giacinto M.,

In ottemperanza a ciò che dice il Libretto rosso degli studenti, scritto da due danesi: «I vostri concetti metteteli per iscritto, altrimenti vengono travisati dai b*** filantropi». Io do atto della domanda che testé feci in aula di Conciliatura poiché nessuno sapeva dove io volessi andare a parare con la seguente interrogativa fatta a bruciapelo, ad un laureato ex allievo salesiano che fu gentilissimo, dicendomi preliminarmente: «Purché la domanda non offenda San Giovanni Bosco!». La domanda era la seguente: «Come si scrive il numero ventiquattro in greco antico?» Poiché San Giovanni Bosco ce l’aveva sempre col numero ventiquatttro. Cioè il ventiquattro, non solamente del mese di maggio, ma di tutti i mesi dell’anno l’ha dedicato a Maria Ausiliatrice. Io vorrei zumare (zumare era il verbo usato da Mario Riva nella trasmissione televisiva Il musichiere) sulla seguente circostanza. Correva l’anno 1954 dedicato alla madre di Cristo per cui si eressa entro l’area manicomiale tra la chiesa e la lavanderia la grotta di Lourdes al manicomio di Vercelli. Ebbene l’arcivescovo di Vercelli dell’epoca, monsignor Francesco Imberti, benché sapesse (o presumo che sapesse) che San Giovanni Bosco era affetto da tetteracaieicosifilia (tettera=quattro - kai=e - eikosi=venti) (tetterakaieikosi= ventiquattro) cioè l’arcivescovo Imberti Francesco benché sapesse che San Giovanni Bosco era amante del numero ventiquattro venne ad inaugurare (a benedire) la grotta di Lourdes eretta dietro la chiesa del manicomio di Vercelli il giorno venticinque di maggio 1954. Dalla circostanza descritta si deve dedurre che l’arcivescovo Francesco Imberti era affetto da pentacaieicosifilia cioè preferiva il numero venticinque. Ripeto questo (insignificante, per alcuni) episodio, poiché durante i tre anni di permanenza all’istituto salesiano di San Benigno Canavese, sentivo quotidianamente, con una frequenza rilevante, pronunciare il numero ventiquattro. Siccome san Giovanni Bosco faceva spesso sogni in cui vedeva gli avvenimenti fatui, e poi profetizzava può darsi che in quel fanciullo chiamato, Eugenio Pacelli (dodicenne all’epoca della morte di San Giovanni Bosco 1888, essendo nato, Eugenio Pacelli nel 1876), stavo dicendo che, nei suoi sogni, Giovanni Bosco può darsi che abbia visto il futuro cardinale Eugenio Pacelli (Poi papa Pio XII) fare conoscenza a Berlino, con la suora tedesca Pasqualina proprio il ventiquattro maggio 1915. Finiti i tre, o quattro, anni di guerra (gli altri in trincea [sic!]) il cardinale Eugenio Pacelli a Berlino come nunzio apostolico, quindi in una riscaldata camera d’albergo, o quanto meno di casa parrocchiale, il cardinale Eugenio Pacelli ritornò in Italia affiancato da suor Pasqualina con cui convisse fino alla di lui morte. I Testimoni di Geova hanno un libro illustrato, tra le cui illustrazioni figura papa Pacelli che benedice le armi. A suor Pasqualina Papa Pacelli mostrò le anime che non marciscono, anime da papa Pacelli benedette., ma furono le anime delle canne dei fucili che furono benedette dal vicario di Cristo. Il fucile modello novantuno, adoperato nella guerra del 1915-1918 era ad anima rigata con le righe destrorse. Papa Eugenio Pacelli (dicono i Testimoni di Geova) ha benedetto le anime rigate destrorse dei fucili modello 1891. Ha pure benedetto le anime lisce dei mortai da 81 avancarica e i mortai da 45-17 a retrocarica. O p*** preti salesiani la vostra spudoratezza emerge dal comportamento di certi asini giovani che mi vengono a provocare benché io sia intento a sentire Radio Radicale quando trasmette i processi di Corte d’Assise. Voglio i funerali civili. È 14 anni che vi chiedo di lavorare e voi salesiani mi schernite!

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Francesco Imberti fu arcivescovo di Vercelli al 16 ottobre 1945 al 5 settembre 1966, quando accogliendo l’invito del papa Paolo VI si ritirò.